Il futuro del calcolo è già a Bologna: supercalcolo, AI e quantum computing al Tecnopolo
Al Tecnopolo di Bologna, nell'area del DAMA, convivono supercomputer, piattaforme AI e macchine quantistiche. Un ecosistema ibrido che ridefinisce i confini della ricerca scientifica e dell'innovazione digitale.

Esiste un luogo in Italia dove il futuro del calcolo computazionale non è una promessa, ma una realtà operativa. Si trova a Bologna, in un'area industriale che negli ultimi anni ha vissuto una trasformazione radicale: da zona produttiva dismessa a uno dei poli tecnologici più avanzati d'Europa. Si chiama DAMA, sede del Tecnopolo di Bologna, e al suo interno convivono infrastrutture digitali di livello mondiale che stanno ridisegnando il modo in cui la scienza, la medicina e l'intelligenza artificiale evolvono.
Al cuore di questo ecosistema c'è Leonardo, uno dei supercomputer più potenti al mondo, capace di eseguire miliardi di miliardi di operazioni al secondo. Non si tratta di un primato fine a sé stesso: Leonardo viene impiegato quotidianamente nella ricerca scientifica di frontiera, nelle simulazioni climatiche, nello sviluppo di nuovi farmaci, nell'analisi di sistemi fisici complessi e nella sperimentazione di modelli basati sull'intelligenza artificiale. È uno strumento che trasforma domande impossibili in risposte calcolabili.
Ma Leonardo non lavora più da solo. Negli ultimi mesi l'infrastruttura ospitata al Tecnopolo si è espansa in modo significativo, costruendo attorno al supercomputer principale una costellazione di sistemi complementari. Lisa è la piattaforma dedicata all'addestramento di modelli di AI avanzati, progettata per rispondere alla crescente domanda computazionale che il settore dell'intelligenza artificiale genera ogni giorno. Gaia, invece, è il sistema cloud che permette di archiviare, condividere e analizzare enormi quantità di dati in modo sicuro e scalabile, un'infrastruttura fondamentale per chi lavora con dataset di dimensioni che i sistemi tradizionali non riuscirebbero a gestire. A completare il quadro c'è Marco Polo, un nuovo sistema di supercalcolo che affianca Leonardo nelle simulazioni scientifiche ad alte prestazioni, ampliando la capacità computazionale complessiva dell'intero polo.
Il capitolo più affascinante, però, riguarda il calcolo quantistico. Il CINECA, che gestisce parte di queste infrastrutture insieme all'ICSC — il Centro Nazionale per l'High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing, finanziato nell'ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza — ospita NOTS e SOL, i due computer quantistici con il maggior numero di qubit presenti oggi in Italia. Queste macchine non sostituiscono i supercomputer tradizionali, ma ci lavorano insieme, dando vita a un ecosistema ibrido in cui calcolo classico e calcolo quantistico si integrano per affrontare problemi di complessità straordinaria.
Le implicazioni per il mondo digitale e per lo sviluppo dell'AI sono concrete e misurabili. Disporre di infrastrutture di questo livello significa poter addestrare modelli linguistici e sistemi di machine learning con una potenza che fino a pochi anni fa era appannaggio esclusivo di grandi colossi privati americani. Significa rendere l'Europa — e l'Italia in particolare — un attore credibile nella corsa globale all'intelligenza artificiale, non solo come consumatore di tecnologia ma come produttore di ricerca e innovazione.
Il Tecnopolo di Bologna rappresenta quindi un cambio di paradigma. In un momento in cui il dibattito sull'AI si concentra spesso su algoritmi e interfacce, questo polo ricorda che alla base di tutto c'è l'hardware: la potenza bruta di calcolo su cui il futuro digitale viene costruito, un qubit alla volta.