Mercati emergenti, la nuova frontiera degli investimenti tecnologici
Dall’intelligenza artificiale alle infrastrutture energetiche, i mercati emergenti stanno diventando protagonisti della nuova fase tecnologica globale. Un cambiamento sostenuto da dollaro più debole, disciplina fiscale e crescita dei rendimenti sul capitale.

Per oltre un decennio i mercati emergenti sono rimasti ai margini delle grandi narrazioni finanziarie, oscurati dalla crescita delle Big Tech statunitensi e da un dollaro particolarmente forte. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Le trasformazioni che stanno interessando l’economia globale e la corsa agli investimenti legati all’intelligenza artificiale stanno riportando l’attenzione degli investitori verso un universo che, per anni, è stato sottovalutato.
Secondo Nick Payne, analista e gestore del fondo Comgest Growth Global Emerging Market Equity, esistono tre fattori strutturali che stanno ridefinendo il ruolo dei mercati emergenti. Il primo riguarda la valuta. Dopo quasi quindici anni di forza del dollaro, iniziano infatti a emergere segnali che suggeriscono un possibile cambio di direzione. I consistenti deficit statunitensi e la crescente dipendenza dai capitali esteri rendono più complesso sostenere nel lungo periodo una valuta costantemente forte. Storicamente, un dollaro più debole ha rappresentato un elemento favorevole per le economie emergenti e per i loro mercati azionari.
Il secondo fattore riguarda la disciplina fiscale. Durante la pandemia molte economie avanzate hanno adottato politiche espansive e aumentato significativamente il debito pubblico. Diversi Paesi emergenti, invece, hanno mantenuto un approccio più prudente sia sul piano fiscale sia su quello monetario. Un ribaltamento che sta modificando la percezione degli investitori e rafforzando la credibilità di queste economie.
Ma è il terzo elemento a rappresentare il vero motore della trasformazione: il ritorno sul capitale investito. Negli ultimi anni i rendimenti sono stati dominati dalle società tecnologiche occidentali, mentre nei mercati emergenti la crescita della redditività è rimasta sostanzialmente ferma. Oggi questa tendenza sembra invertire la rotta. L’enorme fabbisogno di infrastrutture richiesto dall’intelligenza artificiale sta infatti spostando valore verso aziende che occupano posizioni strategiche nella catena produttiva globale.
Taiwan e Corea del Sud si trovano al centro di questo scenario. Aziende come TSMC, Samsung Electronics e SK Hynix rappresentano pilastri essenziali nella produzione di semiconduttori avanzati e memorie ad alte prestazioni. La crescente domanda di chip destinati ai sistemi di AI sta sostenendo ricavi, investimenti e prospettive di crescita, rafforzando il ruolo dell’Asia come infrastruttura industriale della rivoluzione digitale.
Accanto ai nomi più noti emergono realtà meno celebrate ma altrettanto strategiche. Delta Electronics, con sede a Taipei, sviluppa tecnologie fondamentali per l’alimentazione energetica e il raffreddamento dei data center, elementi diventati cruciali nell’era dell’intelligenza artificiale. Ancora più specialistica è Aspeed, società taiwanese che detiene una posizione dominante in un componente essenziale per la gestione e la sicurezza dei server. Sono aziende poco presenti nei titoli dei giornali ma spesso indispensabili per il funzionamento dell’intero ecosistema tecnologico.
Un altro tema destinato a influenzare gli investimenti riguarda l’elettrificazione. L’espansione dei data center, l’aumento della domanda energetica e la diffusione dei veicoli elettrici richiederanno reti più efficienti, sistemi di accumulo e nuove infrastrutture. In questo contesto, aziende come la cinese CATL stanno assumendo un ruolo centrale grazie alle tecnologie per lo stoccaggio dell’energia proveniente da fonti rinnovabili.
Per gli investitori orientati al lungo termine, la combinazione tra digitalizzazione, intelligenza artificiale ed elettrificazione sta creando opportunità che vanno oltre i tradizionali protagonisti del settore tecnologico. Nei mercati emergenti si stanno affermando imprese capaci di generare elevati rendimenti sul capitale, sostenute da vantaggi competitivi difficilmente replicabili e da una domanda destinata a crescere per molti anni.