Vola, si immerge e riemerge in pochi secondi: quattro studenti costruiscono il drone del futuro
Un prototipo nato come progetto di laurea triennale all'Università di Aalborg sfida i confini tra cielo e mare, aprendo scenari inediti per soccorso, difesa e ricerca scientifica.

Quattro studenti di ingegneria dell'Università di Aalborg, in Danimarca, hanno realizzato qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava relegato alla fantascienza: un drone ibrido in grado di volare nell'aria, immergersi sott'acqua e risalire in superficie nel giro di pochi secondi. Non si tratta di un progetto finanziato da grandi aziende o agenzie governative, ma di una tesi di laurea triennale — il che rende il risultato ancora più straordinario.
Il cuore del progetto: le eliche a passo variabile
La vera innovazione tecnica alla base del prototipo è l'utilizzo di eliche a passo variabile (variable pitch propellers). A differenza delle eliche tradizionali, che operano a un angolo fisso, queste possono modificare dinamicamente l'inclinazione delle pale durante il funzionamento. Questo accorgimento consente a un unico sistema di propulsione di gestire scenari radicalmente diversi:
Il volo nell'aria, con le pale orientate per massimizzare la portanza;
La transizione verso l'acqua, adattando l'angolazione nel momento del contatto con la superficie;
Il movimento subacqueo, dove le resistenze fisiche sono completamente differenti rispetto all'aria;
La risalita, spingendo il drone verso l'alto dalla profondità;
La spinta inversa, che permette manovre più precise durante le operazioni sottomarine.
Eliminare la necessità di due sistemi di propulsione separati — uno per l'aria e uno per l'acqua — semplifica enormemente la struttura del veicolo, riducendone peso e complessità meccanica.
Come è stato costruito
Il progetto non si è limitato a un'idea teorica. Il team ha sviluppato sistemi impermeabili su misura, software di controllo di precisione e componenti ingegneristici realizzati appositamente per resistere alle sollecitazioni di entrambi gli ambienti. Progettare qualcosa che funzioni sia nell'aria che nell'acqua significa affrontare sfide fisiche quasi opposte: nell'aria si combatte contro la gravità, sott'acqua contro la pressione e la resistenza del fluido.
Il software di controllo è uno degli elementi più critici: deve calcolare in tempo reale come regolare le pale, gestire l'assetto del drone durante le transizioni e garantire stabilità in condizioni molto diverse tra loro.
Le possibili applicazioni
Un veicolo capace di muoversi senza soluzione di continuità tra cielo e mare apre possibilità concrete in numerosi settori:
Soccorso in mare: un drone simile potrebbe raggiungere rapidamente una zona di emergenza dall'alto, immergersi per raccogliere dati o assistere i soccorritori, e risalire per comunicare la situazione.
Ispezioni marine: infrastrutture sottomarine come pipeline, cavi o strutture portuali potrebbero essere monitorate senza l'impiego di costosi mezzi navali.
Ricerca scientifica: biologi marini, oceanografi e geologi potrebbero utilizzare questi droni per esplorare ambienti difficilmente accessibili.
Difesa e sicurezza: la capacità di transitare rapidamente tra i due ambienti rende questo tipo di veicolo interessante per operazioni di sorveglianza e ricognizione.
Molto più di una tesi
Ciò che colpisce di questa storia non è solo la tecnologia in sé, ma il contesto in cui è nata. Quattro studenti universitari, con le risorse tipiche di un progetto accademico, sono riusciti a costruire un prototipo funzionante di una tecnologia che ricercatori e aziende del settore inseguono da anni. È la dimostrazione che l'ingegneria creativa, quando incontra una sfida ben definita, può produrre risultati sorprendenti anche senza budget milionari.
Il prototipo di Aalborg è ancora lontano da una versione commerciale o operativa, ma il principio è dimostrato. E spesso, nella storia della tecnologia, è proprio lì che tutto comincia.