Il futuro digitale dell'Europa ha trovato casa dentro la montagna
In Val di Non nasce Tactor, il primo data center europeo in una miniera attiva. Supercalcolo, AI e sovranità digitale a 100 metri di profondità, con free cooling naturale per il 75% dell'anno.

Ci sono luoghi che sembrano pensati per resistere al tempo. La Val di Non, nel Trentino Alto-Adige, è uno di questi. Tra valli di mele e pascoli d'alta quota, nel comune di Predaia, a 100 metri di profondità dentro una miniera di Dolomia ancora operativa, qualcosa di inedito ha preso forma. Si chiama Tactor, ed è il primo data center europeo mai costruito all'interno di un sito estrattivo attivo. Non un bunker dismesso, non una caverna riconvertita: una miniera viva, che scava ancora roccia e che ora, negli spazi che quella lavorazione genera come scarto, ospita una delle infrastrutture digitali più avanzate del continente.
L'inaugurazione segna un passaggio che va ben oltre il simbolico. Tactor è un partenariato pubblico-privato e ha già raggiunto un primato che in Italia non era mai stato toccato: è il primo progetto finanziato nell'ambito del PNRR dedicato alle infrastrutture digitali ad aver completato la rendicontazione del 100% delle risorse assegnate. Un dettaglio burocratico, si potrebbe pensare, ma che racconta di un'esecuzione rara in un Paese dove i fondi europei spesso restano sulla carta più a lungo del previsto.
Dentro quei 15 chilometri già scavati nella montagna, che rappresentano appena il 5% dello spazio potenzialmente utilizzabile, convivono oggi mondi apparentemente distanti: depositi di mele e formaggi locali, che trovano nella temperatura costante della roccia — stabile attorno ai 12 gradi — le condizioni ideali per la conservazione, e una piattaforma di supercalcolo dedicata all'intelligenza artificiale. La stessa roccia che protegge i prodotti tipici trentini protegge anche i dati: oltre 90 milioni di metri cubi di Dolomia costituiscono una barriera naturale contro rischi fisici, sismici ed elettromagnetici difficilmente replicabile in superficie con qualsiasi tecnologia costruita dall'uomo.
Il tema della sovranità digitale, che nei corridoi di Bruxelles viene discusso da anni senza trovare soluzioni concrete, qui assume una forma tangibile. Gestire i propri dati in un'infrastruttura nazionale, protetta da una montagna, indipendente da operatori extraeuropei, significa costruire una forma di autonomia che in un contesto geopolitico sempre più instabile vale quanto una riserva strategica. I dati, oggi, hanno il peso che un tempo aveva il petrolio, e chi li controlla — dove risiedono, chi vi accede, sotto quale giurisdizione — definisce equilibri di potere reali.
C'è poi la questione energetica, che per i data center tradizionali rappresenta uno dei nodi più critici del dibattito sulla sostenibilità dell'AI. I grandi centri di elaborazione consumano enormi quantità di energia solo per mantenersi freddi. Tactor aggira questo problema sfruttando la temperatura naturale della roccia e la posizione alpina della valle: il free cooling naturale copre circa il 75% del fabbisogno annuo di raffreddamento, riducendo drasticamente l'impronta energetica dell'intera struttura.
Il modello che emerge da Predaia è circolare nel senso più rigoroso del termine: lo spazio utilizzato è uno scarto della lavorazione mineraria, quindi un residuo che altrimenti resterebbe inutilizzato. Zero consumo di nuovo suolo, zero costruzioni in superficie, impatto paesaggistico nullo. Un data center che nasce già sostenibile, non perché lo dichiari una certificazione, ma perché la sua stessa esistenza dipende dal riutilizzo di ciò che già c'era.
Nel mondo dell'intelligenza artificiale, dove la corsa alla potenza di calcolo rischia di scontrarsi con i limiti fisici del pianeta, Tactor dimostra che un'alternativa esiste. E che a volte, per guardare al futuro, conviene scendere sotto terra.
Fonte: dichiarazioni ufficiali del progetto Tactor e documentazione PNRR relativa alle infrastrutture digitali italiane, giugno 2026.