Meta forza il ri‑collocamento dei dipendenti: “I trasferimenti non sono facoltativi”
Meta sta accelerando la riorganizzazione intorno all’intelligenza artificiale, costringendo più di 7 000 collaboratori a unirsi a nuovi team di cloud IA e a un agente interno “Hatch”. Il cambiamento, definito non opzionale, ha suscitato malcontento, timori sulla privacy e una crescente opposizione interna.

Meta ha adottato un approccio decisamente più aggressivo nella sua transizione verso l’intelligenza artificiale. In appena poche settimane l’azienda ha ordinato a oltre 7 000 dipendenti di integrarsi in due gruppi strategici: uno dedicato alla costruzione di infrastrutture cloud per l’IA e un altro che sviluppa un agente interno, soprannominato “Hatch”. La comunicazione, inviata a fine scorsa settimana, ha indicato che gli ingegneri “selezionati” avrebbero dovuto rispondere ai nuovi team entro pochi giorni, senza possibilità di rifiuto.
Il mese precedente, Meta aveva già spostato circa 1 000 ingegneri in un nuovo reparto di etichettatura dati, chiamato Applied AI (AAI). Allora la mossa era presentata come volontaria; ben presto, però, è giunta la frase “I trasferimenti non sono facoltativi”. Peter Hoose, vicepresidente dell’ingegneria di produzione, ha giustificato la decisione in un messaggio interno, affermando che “il ritmo con cui costruiamo è senza precedenti” e che tali sfide “definiscono il nostro core business”.
Per i dipendenti la situazione è percepita come un richiamo a sentimento di “micro‑autoritarismo”. Un ingegnere, che ha chiesto di restare anonimo, ha commentato al Guardian: “Invece di dare potere ai dipendenti, sembra che Meta voglia dire ‘No, vi diciamo cosa fare, e il comando è la via da seguire’”. La percezione di un modello gerarchico più stringente è alimentata anche dal fatto che la direzione ha iniziato a togliere a vari manager i report diretti, spostandoli verso ruoli più produttivi e meno di supervisione.
Nel frattempo, la compagnia ha annunciato il lancio di un nuovo strumento interno, “Model Capability Initiative” (MCI), che traccia ogni movimento del mouse, ogni sequenza di tasti e le aperture/chiusure del laptop, per alimentare i propri modelli IA. Un portavoce ha spiegato: “Se costruiamo agenti che assistono le persone al computer, i nostri modelli hanno bisogno di esempi reali di come le persone li usano”. Nonostante le salvaguardie dichiarate per i dati sensibili, i collaboratori rimangono scettici.
Il clima interno è ulteriormente turbato dal programma di licenziamenti previsto per la prossima settimana, che dovrebbe eliminare circa il 10 % della forza lavoro, nonostante i risultati finanziari record dei primi tre mesi del 2026. Da quando Meta ha avviato i primi licenziamenti nel 2022, i vantaggi tradizionali – stipendi alti, mense gratuite, libertà di scelta dei progetti – si sono progressivamente ridotti.
Il dissenso è passato dalla privacy alle condizioni di lavoro. La scorsa settimana un gruppo di dipendenti ha distribuito volantini in almeno cinque sedi statunitensi chiedendo: “Vuoi che Meta smetta di raccogliere dati dei dipendenti per alimentarli ai propri modelli IA?” e ha lanciato una petizione contro il monitoraggio MCI.
Questa serie di decisioni evidenzia come la spinta verso l’IA stia trasformando non solo i prodotti di Meta, ma anche la cultura aziendale, mettendo a dura prova la resistenza dei collaboratori.
Fonte: The Guardian.