L'America vuole una fetta dell'AI: Trump e Sanders, nemici giurati, si ritrovano sullo stesso terreno
Chi possiederà la ricchezza che l'intelligenza artificiale creerà? Una domanda che unisce, inaspettatamente, la destra e la sinistra americana in un dibattito che potrebbe ridisegnare l'economia globale.

Ci sono momenti in politica in cui le distanze ideologiche si assottigliano fino quasi a scomparire, e quello che sta accadendo negli Stati Uniti intorno all'intelligenza artificiale è uno di quei momenti. Donald Trump, durante una conferenza stampa tenuta sull'Air Force One nei primi giorni di giugno 2026, ha dichiarato che la Casa Bianca sta valutando una proposta concreta: far sì che i cittadini americani ricevano una quota dei profitti generati dalle grandi aziende di intelligenza artificiale. "Il pubblico americano potrebbe diventare una sorta di partner delle aziende", ha detto il presidente, usando parole che, fino a qualche settimana fa, nessuno avrebbe mai immaginato uscire dalla sua bocca.
Eppure, quella stessa idea era stata lanciata pochi giorni prima da Bernie Sanders, senatore del Vermont e da sempre punto di riferimento della sinistra progressista americana, che aveva proposto una misura analoga nel quadro di un più ampio dibattito sulla redistribuzione della ricchezza generata dall'automazione e dall'AI. La proposta di Sanders partiva da una premessa precisa: se l'intelligenza artificiale è destinata a sostituire quote significative di lavoro umano e a produrre trilioni di dollari di valore economico, allora non ha senso che quella ricchezza si concentri esclusivamente nelle mani di un ristretto gruppo di aziende tecnologiche. Un ragionamento lineare, quasi ovvio nella sua semplicità, ma che fino a oggi faticava a trovare spazio nel mainstream politico americano.
Il fatto che Trump stia ora facendo la stessa domanda, sia pure con motivazioni e linguaggi diversi, cambia la natura del dibattito. Non si tratta più di una battaglia di nicchia condotta da attivisti di sinistra, ma di una questione che attraversa trasversalmente l'intero spettro politico americano. Secondo quanto riportato da diversi media americani, tra cui Axios e Politico, che hanno seguito da vicino le dichiarazioni presidenziali, la Casa Bianca non ha ancora formalizzato una proposta legislativa, ma il fatto che il tema venga discusso apertamente a bordo dell'Air Force One suggerisce che stia prendendo concretezza.
Il contesto in cui si inserisce questo dibattito è quello di un mercato dell'AI in espansione vertiginosa. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale pubblicate nel 2024 e aggiornate nel corso del 2025, l'intelligenza artificiale potrebbe contribuire fino a 7.000 miliardi di dollari al PIL globale nei prossimi dieci anni. McKinsey Global Institute, in un rapporto diffuso a fine 2024, ha stimato che tra il 40 e il 50 percento delle mansioni lavorative attuali potrebbe essere automatizzato entro il 2030. Numeri enormi, che rendono urgente rispondere alla domanda di fondo: chi beneficerà di questa trasformazione?
Le proposte sul tavolo variano per forma e profondità. Si parla di fondi sovrani in cui far confluire quote azionarie delle grandi aziende tech, di dividendi distribuiti ai cittadini sul modello del Permanent Fund dell'Alaska, di nuove forme di tassazione dei profitti AI da redistribuire attraverso programmi sociali. Nessuna di queste idee è ancora diventata legge, ma il semplice fatto che vengano discusse da Trump e Sanders nello stesso arco di settimane è già di per sé un segnale politico potente.
Quello che sta emergendo, al di là delle sigle partitiche e delle dichiarazioni pubbliche, è una consapevolezza crescente: l'intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica. È una questione economica, sociale e politica di prima grandezza. E la battaglia per decidere chi possiederà la ricchezza che l'AI creerà potrebbe essere, come ha scritto l'economista Daron Acemoglu del MIT in un saggio pubblicato su Foreign Affairs nel 2025, "il conflitto distributivo più importante del ventunesimo secolo". Un conflitto che, paradossalmente, sta iniziando a unire nemici giurati.
Fonti: dichiarazioni di Donald Trump a bordo dell'Air Force One, giugno 2026; proposte del senatore Bernie Sanders, maggio-giugno 2026; Fondo Monetario Internazionale, World Economic Outlook 2024-2025; McKinsey Global Institute, "The Future of Work in the Age of AI", 2024; Daron Acemoglu, "The Wrong Kind of AI", Foreign Affairs, 2025.