L'AI che costruisce se stessa: siamo alla vigilia del miglioramento ricorsivo
Anthropic rivela che l'80% del codice dei suoi sistemi viene scritto da Claude. Un cambio di fase epocale: la tecnologia inizia ad accelerare la propria evoluzione, sollevando interrogativi senza precedenti sul futuro dell'umanità.

C'è un momento preciso in cui una tecnologia smette di essere uno strumento e diventa qualcosa d'altro. Qualcosa che agisce, che sceglie, che migliora. Quel momento, almeno secondo Anthropic, potrebbe essere già arrivato. E non lo dice qualche voce allarmista ai margini del dibattito pubblico: lo dice una delle aziende che costruisce i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati al mondo, quella stessa che ha creato Claude, il modello linguistico che oggi viene utilizzato da milioni di persone ogni giorno.
Il dato che ha fatto tremare i polsi a molti esperti del settore è semplice nella forma ma devastante nelle implicazioni: l'80% del codice che entra nei sistemi di Anthropic viene ormai scritto dall'AI stessa. Gli ingegneri umani producono otto volte più codice rispetto a qualche anno fa, ma non perché lavorino di più, bensì perché delegano. Alcuni dipendenti hanno dichiarato apertamente di non scrivere codice manualmente da mesi. Non è pigrizia, è trasformazione strutturale di un intero modo di fare ricerca e sviluppo tecnologico.
Ma se questo fosse tutto, potremmo ancora parlare di efficienza, di automazione, di strumenti migliori nelle mani di professionisti più produttivi. Il salto concettuale arriva con un esperimento specifico che Anthropic ha condotto e reso pubblico nel proprio report interno: Claude è stato messo alla prova su un compito molto preciso, ovvero migliorare il codice utilizzato per addestrare altri modelli di intelligenza artificiale. Un esperto umano, in questo contesto, riesce mediamente a ottenere un miglioramento di circa quattro volte rispetto alla baseline di partenza. Claude ha raggiunto un miglioramento di 52 volte. Non quattro. Cinquantadue.
Secondo quanto riportato direttamente da Anthropic, i sistemi di AI stanno diventando sempre più capaci non soltanto di programmare, ma anche di suggerire nuove direzioni di ricerca e di correggere errori commessi dagli stessi ricercatori umani. Il confine tra strumento e collaboratore si sta assottigliando in modo vertiginoso, e quello che emerge non è fantascienza, ma una trasformazione silenziosa e concreta che avviene nei laboratori di Mountain View, San Francisco e Londra ogni singolo giorno.
Gli esperti del settore chiamano questo fenomeno recursive self improvement, ovvero miglioramento ricorsivo. L'idea è quella di un ciclo che si autoalimenta: una AI che aiuta a costruire AI migliori, che a loro volta aiutano a costruire AI ancora migliori, in un processo che potrebbe in teoria accelerare in modo esponenziale. Non è un concetto nuovo nella letteratura sull'intelligenza artificiale, ma fino a qualche anno fa sembrava una preoccupazione lontana, un problema da affrontare in futuro. Il futuro, a quanto pare, è già tra noi.
La cosa che colpisce di più, però, non è il dato tecnico in sé. È chi lo sta dicendo. Anthropic non è un blog di complottisti né un think tank di futurologi eccentrici. È l'azienda fondata da ex ricercatori di OpenAI, finanziata con miliardi di dollari, impegnata in prima linea nella costruzione di quella stessa tecnologia di cui ora avverte i rischi. Nel report in questione, arrivano persino a suggerire che il mondo dovrebbe iniziare a discutere meccanismi concreti per rallentare questa corsa. Un'azienda che accelera e allo stesso tempo chiede freni. La contraddizione è enorme, e rivela la profondità del disagio che esiste anche all'interno di chi questa tecnologia la produce.
Per decine di migliaia di anni, l'essere umano ha guidato l'evoluzione della tecnologia. Ogni strumento, ogni macchina, ogni sistema è sempre stato una proiezione della volontà e dell'intelligenza umana. Ciò che stiamo vedendo oggi, stando ai dati di Anthropic, è qualcosa di diverso: una tecnologia che inizia, almeno parzialmente, a guidare se stessa. Non siamo alla superintelligenza, non siamo a Skynet, ma siamo sicuramente a un punto di non ritorno.
La domanda che rimane aperta, e che nessun laboratorio ha ancora risposto, è cosa succede quando il progresso smette di correre alla velocità degli esseri umani. E chi decide, a quel punto, la direzione.
Fonte: Anthropic, Report interno sull'utilizzo di Claude nei processi di sviluppo e ricerca, primo semestre 2026.