I gruppi media britannici possono bloccare i propri contenuti dai riepiloghi AI di Google
Grazie a nuovi obblighi di condotta imposti dalla Competition and Markets Authority, gli editori del Regno Unito hanno ora strumenti per escludere articoli e foto dall’addestramento dei modelli AI di Google e dai “AI Overviews” nei risultati di ricerca, con obbligo di attribuzione chiara.

A partire da questa settimana i gruppi media del Regno Unito hanno un’arma in più nella lotta contro l’uso non autorizzato dei propri contenuti da parte dei sistemi di intelligenza artificiale. La Competition and Markets Authority (CMA), l’organo di vigilanza sulla concorrenza, ha annunciato l’introduzione di obblighi di condotta specifici per i servizi di ricerca, che consentono agli editori di escludere i propri articoli dai riepiloghi basati sull’AI mostrati nei risultati di Google.
La decisione nasce da una lunga pressione esercitata da giornalisti, case editrici e associazioni di categoria, che temevano che i loro contenuti fossero sfruttati per “il fine‑tuning” dei grandi modelli linguistici senza alcuna forma di remunerazione o riconoscimento. Da gennaio scorso la proposta di un’esclusione dal “AI Overview” era già sul tavolo delle discussioni tra CMA e Google; oggi è diventata realtà.
Secondo il comunicato della CMA, gli editori potranno ora disattivare due funzionalità fondamentali di Google:
L’utilizzo dei loro testi per addestrare o perfezionare i modelli di IA, una pratica che fino a poco tempo fa non era soggetta a controlli né a richieste di licenza;
La generazione automatica di riepiloghi sintetici (i cosiddetti “AI Overviews”) all’interno delle SERP, ovvero le schede che appaiono in cima ai risultati di ricerca e che riassumono le informazioni chiave di più fonti.
La CMA ha sottolineato che l’obbligo di attribuzione è altrettanto cruciale. Quando un risultato AI mostra un estratto di un articolo, Google dovrà inserire un link chiaro e riconoscere la fonte, evitando così l’effetto “invisibilità” che spesso ha colpito le testate più piccole.
Sarah Cardell, amministratore delegato della CMA, ha dichiarato: «Google sta trasformando radicalmente il proprio modello di business di ricerca. Le prescrizioni introdotte oggi sono pensate per garantire che gli editori mantengano il controllo sui propri contenuti, sia in fase di addestramento dei sistemi IA sia nella loro presentazione al pubblico». Cardell ha aggiunto che il rispetto delle nuove regole sarà monitorato attentamente e che ulteriori azioni saranno annunciate nelle prossime settimane.
Per Google, la mossa rappresenta una sfida significativa. L’azienda aveva iniziato a sperimentare gli “AI Overviews” alla fine del 2022, promuovendoli come un modo per fornire risposte più rapide e contestuali. Tuttavia, la pressione di editori e consumatori ha spinto le autorità a rivedere la situazione: la caccia ai contenuti da parte di sistemi AI, se non regolamentata, può erodere il valore della proprietà intellettuale e compromettere la sostenibilità dei modelli di business editoriali.
Il nuovo regime prevederà anche un meccanismo di segnalazione: gli editori potranno comunicare a Google, tramite apposite interfacce, i contenuti da escludere. Google, dal canto suo, dovrà garantire che questi segnali vengano rispettati in tempo reale, altrimenti rischia sanzioni pecuniarie.
Le reazioni delle testate sono per lo più positive. Il quotidiano The Guardian ha definito la decisione della CMA “un passo storico verso un mercato della ricerca più equo”. Altri media hanno già iniziato a compilare elenchi di articoli da proteggere, sfruttando la nuova funzionalità per bloccare la diffusione non autorizzata su piattaforme AI di terze parti.
Mentre il dibattito sulla regolamentazione dell’AI continua a livello globale, il caso britannico si distingue per la prontezza nel dare voce agli editori. Altri Paesi osservano da vicino: l’Unione europea, ad esempio, sta valutando regole simili nel contesto del Digital Services Act.
In conclusione, la capacità dei media britannici di bloccare i propri contenuti dai riepiloghi AI di Google segna una svolta importante nella gestione della proprietà digitale. Il provvedimento non solo tutela i diritti d’autore, ma ristabilisce la trasparenza per i lettori, che potranno vedere chiaramente chi ha prodotto le informazioni che leggono. Resta da vedere come Google adeguerà i propri algoritmi e se le future regole dell’UE seguiranno l’esempio della CMA.
Fonte: Watchdog, Competition and Markets Authority (CMA).