
L'impatto idrico
Quando si parla dell'impatto ambientale dell'intelligenza artificiale, il dibattito si concentra quasi sempre sull'energia consumata dai data center e sulle emissioni di CO₂.
Molto meno nota è invece la sua impronta idrica: la quantità di acqua necessaria per raffreddare i processori che alimentano modelli sempre più potenti.
Negli ultimi dodici mesi questa preoccupazione si è intensificata, spinta dalla corsa delle grandi aziende tecnologiche allo sviluppo di strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa.
Questi sistemi, fondati su modelli linguistici di grandi dimensioni, sono in grado di analizzare e produrre quantità molto elevate di contenuti testuali, numerici e multimodali.
Il loro funzionamento richiede però una capacità di calcolo estremamente elevata, che si traduce nell’uso di data center sempre più grandi.
Per mantenere queste infrastrutture operative è necessario un sistema di raffreddamento costante, spesso basato sull’impiego di acqua che assorbe il calore generato dai server.
Durante questo processo una parte dell’acqua viene dispersa per evaporazione, mentre un’altra può essere recuperata e riutilizzata nei cicli successivi.
I numeri della crescita
Alcuni dati aiutano a comprendere la portata del fenomeno.
Secondo le stime più citate, l'addestramento del modello GPT-3 nei data center all'avanguardia di Microsoft negli Stati Uniti può comportare l'evaporazione diretta di circa 700.000 litri di acqua dolce pulita, utilizzata per prevenire il surriscaldamento dei sistemi di calcolo.
Su scala globale, secondo i ricercatori dell'Università di California, l'impatto è destinato a diventare ancora più significativo: entro il 2027, la domanda globale di intelligenza artificiale potrebbe richiedere un prelievo idrico compreso tra 4,2 e 6,6 miliardi di metri cubi.
Una questione di proporzioni
Numeri che colpiscono, ma che da soli raccontano solo una parte della storia.
Un termine di confronto aiuta a chiarire le proporzioni: in Italia si stimano circa 12,3 miliardi di metri cubi d'acqua all'anno utilizzati solo per l'agricoltura.
Negli Stati Uniti, l'agricoltura e l'industria insieme rappresentano circa il 90% del consumo totale di acqua dolce, mentre l'intelligenza artificiale rimane, a livello globale e nazionale, una frazione marginale rispetto a questi settori dominanti.
Su scala globale, quindi, il consumo idrico dei data center non è oggi il principale fattore di pressione sulle risorse idriche complessive.
Il vero rischio dei data center: la concentrazione iper-locale
Tuttavia, come sottolineato dagli esperti di J.P. Morgan, il problema diventa critico a causa della localizzazione geografica.
L'acqua è una risorsa iper-locale e la nuova domanda industriale dell'AI si sta concentrando in aree già classificate ad alto stress idrico.
Negli USA, ad esempio, quattro (Virginia settentrionale, Dallas, Chicago e Silicon Valley) dei cinque maggiori mercati di data center, si trovano in aree classificate ad alto o medio-alto rischio idrico, la cui ubicazione è determinata principalmente da fattori quali la vicinanza agli utenti finali, alle reti di telecomunicazione e agli incentivi statali.
In questi contesti, anche una "frazione marginale" può diventare l'elemento che manda in crisi i bacini idrici locali, entrando in competizione diretta con il fabbisogno dei residenti e degli agricoltori.
Casi studio e impatto sulle comunità locali
L'impatto delle scelte di localizzazione dei grandi poli tecnologici si manifesta con estrema chiarezza attraverso casi concreti come quello della contea di Newton, in Georgia. Dal 2018, in concomitanza con l'avvio della costruzione del data center di Meta, la pressione dell'acqua per i residenti è drasticamente calata fino a ridursi a un "rivolo", danneggiando i pozzi locali e rendendo inutilizzabili i normali elettrodomestici.
Questa crisi ha portato a un aumento previsto delle tariffe idriche comunali del 33% nei prossimi due anni e pone la contea di fronte al rischio concreto di un deficit idrico totale entro il 2030.
In Indiana, il colossale complesso di Amazon dedicato all'intelligenza artificiale, che si estende su oltre 4 km² di campi di mais, ha sollevato allarmi simili per la gestione delle risorse sotterranee. Solo per le fasi iniziali di costruzione e l'installazione delle infrastrutture, l'azienda ha ottenuto l'autorizzazione a pompare dal terreno 8 milioni di litri di acqua all'ora per 730 giorni.
Questo processo, noto come "prosciugamento" (dewatering), ha causato la secca di diversi pozzi privati degli agricoltori locali, alterando profondamente l'equilibrio di una storica comunità agricola.
Questi esempi dimostrano che il problema non risiede nel data center in sé, ma nella sua pressione su bacini idrici fragili. Molte di queste strutture, infatti, sono state collocate in aree dove l'acqua proviene da fonti che possono essere rifornite esclusivamente dalle piogge.
IL GAP INFRASTRUTTURALE
Lo stato delle infrastrutture idriche rappresenta oggi una delle sfide meno visibili ma più rilevanti per la stabilità economica e industriale, in un contesto segnato dalla crescente domanda di risorse legata anche allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Negli Stati Uniti, gran parte delle reti idriche esistenti ha un’età compresa tra i 50 e i 100 anni e si avvicina o ha già superato la fine del proprio ciclo di vita utile.
Questa condizione di obsolescenza strutturale si traduce in una fragilità crescente proprio mentre la pressione sulla domanda aumenta.
Il problema si riflette anche sul piano finanziario. Il fabbisogno stimato per mantenere gli attuali standard di servizio è di circa 90–100 miliardi di dollari all’anno.
Per rendere il sistema realmente resiliente, includendo adattamento climatico e nuova domanda industriale, le stime salgono fino a circa 150 miliardi annui, con un fabbisogno complessivo che supera il trilione di dollari su scala pluridecennale.
In questo scenario, il solo intervento pubblico appare insufficiente a colmare il divario. Diventa quindi centrale il coinvolgimento del settore privato e dei partenariati pubblico-privati, spesso indicati come strumenti più efficienti nella realizzazione e gestione di infrastrutture complesse.
Investire nel potenziamento delle reti idriche locali e nelle tecnologie per la gestione della risorsa non è più soltanto una scelta di responsabilità ambientale, ma un elemento strategico. Le aziende in grado di garantire continuità operativa in contesti di scarsità idrica e di contribuire alla resilienza dei territori ospitanti saranno anche quelle meglio posizionate in termini competitivi, grazie a una crescente “licenza sociale” a operare.
Verso un’AI meno "assetata"
Il futuro della sostenibilità dell'AI passa per l'innovazione tecnologica e la responsabilità sociale. Le aziende stanno iniziando a esplorare sistemi di raffreddamento a liquido a circuito chiuso o ad aria per eliminare la dipendenza diretta dai prelievi di acqua dolce.
L'intelligenza artificiale ha l'opportunità, e il dovere, di guidare il cambiamento adottando una metodologia di valutazione dell'impronta idrica rigorosa e trasparente, bilanciando il fabbisogno tecnologico con le necessità delle comunità locali.
Solo integrando la gestione dell'acqua nella strategia aziendale complessiva sarà possibile garantire che lo sviluppo digitale non avvenga a discapito di una risorsa vitale e non sostituibile.