Asset digitali: una resilienza inattesa in un clima di tensione
Tre fattori – il peggioramento della crisi iraniana, il discorso più aggressivo della Fed e le incognite sul CLARITY Act – mettono sotto pressione le criptovalute. Nonostante ciò, gli asset digitali hanno dimostrato una resilienza sorprendente, grazie soprattutto al nuovo slancio delle opzioni IBIT e a flussi istituzionali più strutturati.

L’analisi di CoinShares, firmata da James Butterfill e Marc Des Ligneris (4 maggio 2026), dipinge un quadro in cui i mercati delle criptovalute sono messi alla prova da tre elementi di pressione convergenti. Da un lato, la situazione in Iran si deteriora, alimentando timori di volatilità nei beni rifugio; dall’altro, la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi d’interesse ma con un linguaggio decisamente più hawkish, segnalando che le prossime settimane potrebbero riservare ulteriori restrizioni monetarie. In terzo luogo, il CLARITY Act, approvato in Camera nel luglio 2025, resta bloccato al Senato, con il voto di approvazione che a oggi vacilla intorno al 46 % secondo Polymarket.
Nonostante questo panorama sfavorevole, gli asset digitali si sono comportati meglio di altre classi. L’open‑interest delle opzioni su IBIT ha raggiunto livelli comparabili con le più grandi piattaforme crypto‑native, rimanendo stabile anche dopo la prima ondata di ingresso. Il messaggio è chiaro: il settore sta vivendo una progressiva istituzionalizzazione, con la finanza tradizionale che assorbe una quota crescente di flussi.
Dal punto di vista fondamentale, l’eventuale approvazione del CLARITY Act favorirebbe soprattutto Ethereum e le altcoin. Una classificazione normativa di Ethereum come commodity rimuoverebbe le incertezze sullo staking e sulla DeFi, aprendo la porta a nuovi investimenti istituzionali. Al contrario, un rinvio al 2027 potrebbe scatenare una fase di risk‑off, con possibili ribassi del 15‑25 % per ETH, SOL e XRP, mentre Bitcoin, già considerato de‑facto regolamentato, mostrerebbe maggiore tenuta.
Nel contesto macro, l’oro è stato penalizzato dalle aspettative di tassi reali più alti, mentre Bitcoin ha registrato un leggero indebolimento ma ha mantenuto la resilienza. Le “whales” hanno incrementato le vendite, ma gli ETP su asset digitali hanno registrato deflussi di circa 605 milioni di $, interrompendo una sequenza di afflussi. Parallelamente, gli investimenti in azioni legate alla blockchain sono rimasti solidi, con afflussi di 624 milioni di $ nelle ultime quattro settimane – quasi il doppio rispetto a periodi analoghi.
Il quadro emergente è dunque quello di un mercato che, pur riducendo l’esposizione diretta per cautela macro, consolida la propria credibilità attraverso strumenti più tradizionali, posizionandosi come un’alternativa sempre più accettata dagli investitori istituzionali.